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Utente: isaias
Pensieri assai distanti dalle mode periture e dall'artefatta e soggiogata mentalità mondana. Un luogo ricco di Verità fuori dai canoni vigenti, un raggio di luce, zampilli d'acqua pura ...politicamente scorretta!


IPSE DIXIT

Tutti cerchiamo la pace: ne sentiamo l'esigenza, è una necessità! Molti tra noi però preferiscono la calma terrena. Evitano la pace vera del cuore, della mente e nei rapporti col prossimo. Tanti altri poi, incantati dalle falsità mondane, dal sesso, dalla droga, dal carrierismo, dalla politica, ecc., non sanno più rinvenire il vero "centro della propria esistenza", se non in qualcosa che arreca una momentanea soddisfazione dei propri bisogni; così, puntualmente ingannati, finiscono per perdere la pace e farla perdere.

Il cuore dell’uomo non ha pace ne gioia perché ha smarrito Dio!

L'insoddisfazione regna ...sovrana! Tutto passa velocemente, ...anche i rapporti stabili di coppia, spesso sono esautorati o mal vissuti! Nulla più ci appaga, ...purtroppo si cerca altrove ciò che abbiamo 'sotto il naso', con l'illusione che la 'prossima volta' saremo più felici, ma ciò non accade mai: ...è solo una semplice illusione, ...un 'miraggio sulfureo'!

Il messaggio comune, diffuso a piene mani, è quello detto ...in gergo sociologico: "l'americano"! Ossia il pensiero divulgato dai film hollywoodiani ...e, dalla propaganda nostrana, da cui deriva pure la moda del 'carpe diem' (...ogni lasciata è persa!).
Se ci pensiamo, è la mentalità predominante di questo tempo tanto complicato, dove tutto è ...aleatorio, passeggero, effimero ...delirio consumistico':
- la passione è più importante dell'amore;
- il divertimento è l'unico scopo della vita;
- devi essere come la massa (...belante!) per stare bene;
- i soldi non contano, ma se non ce n'hai non avrai donne;
- la 'libertà' (...o meglio 'il libertinaggio'), il ...'fai ciò che vuoi', è un valore al di sopra di tutto (...e di tutti, a volte!); etc. etc..

Di pace si fa un gran parlare: manifestazioni, convegni, riunioni, ecc., ma spesso la parola pace, risuona in modo vano, senza criterio o usata per altri fini. La pace vera, ...la gioia piena non è quella di "umana fattura", la pace di Maria SS., Regina della pace, non è quella dei "pacifinti"!

Molto spesso le offese, le ingiustizie e le contraddizioni possono essere tormenti per la pace, se vissuti con piani di vendetta ed ostinato rancore; ma se smorziamo l'inquietudine, l'egoismo, l'orgoglio e le viviamo con pazienza, umiltà e perdono, il soffio soave della pace divina allieterà il nostro spirito e quello dei nostri fratelli. Infatti, chi soffre di più non è la persona odiata, ma colui che odia, il quale, si consuma nelle braci ardenti della tristezza e del risentimento.

Il più grande desiderio di Gesù è che il nostro cuore si rallegri e la ragione della sua venuta: è portare vita e gioia in abbondanza.
Ma da dove viene questa gioia? Che legame c’è tra questa e la gioia che il mondo può dare?
E’ difficile dare una risposta finché non si è sperimentata la gioia data da Gesù! Essa è perfetta e completa, non è identica alle gioie del mondo. Non è sguaiata e chiassosa, ma rassicurante e serena.
Non è un sentimento di esaltazione, di piacere o benessere, ma si trova nelle profondità del nostro essere e, bisogna scavare a fondo per permetterle di sgorgare come “acqua viva per la vita eterna†(Gv. 4,14-15).
E’ qualcosa che non possiamo osservare tramite la via normale dei sensi, è inesprimibile ed è destinata a crescere sempre più in comunione con Lui.
La pace autentica del cuore e della mente, la gioia di Gesù è quella che pervade tutto l'essere, è pregustazione della pace eterna; essa illumina l'anima sino a farla divenire riflesso di Dio e del Suo immenso amore.

Saremo uomini di pace, portatori di gioia e di speranza, figli dell'Altissimo, nello stesso istante in cui ritorneremo in modo autentico ed irrevocabile a Dio Nostro Padre, mediante l'abbandono filiale e la preghiera del cuore!

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore"(Giov.14, 27).

"Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". (Giov. 15, 10-11).

"Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna"(Gv 4,14).

"Tu ci hai fatto per Te Signore, ed il nostro cuore è inquieto se non riposa in Te!" ( S. Agostino).

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In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?".
Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
"In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me".
Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. (Mt. 18, 1-6).

sabato, 25 agosto 2007

                                     Fuoco sulla terra
                                                                                                                
Qualcuno afferma: "quando non c'è fede, non c'è l'insistente preghiera" ...sono d’accordo!
La preghiera incessante è frutto di una fede salda e fiduciosa  ricolma di speranza, di quella fede che non si scoraggia mai.

Gesù ci ha detto che tutto quello che chiediamo con fede ci sarà concesso, allora perché spesso dubitiamo perché non crediamo nelle promesse del nostro Signore?
Tutto ci sarà accordato mediante la preghiera fiduciosa e dunque mediante la preghiera "incessante",  non importa se ci vorrà un giorno, un mese, un anno, dieci anni, ciò che stiamo chiedendo sta per essere accordato nella volontà di Dio, in quello stesso momento e anche prima di averlo chiesto l'opera Misericordiosa di Dio si sta manifestando nella nostra vita e nella nostra storia.

Spesso quello che noi chiediamo avviene per vie diverse da quelle che ci aspettiamo, molte volte non riusciamo neanche a comprendere che il Signore opera per un bene REALE e MAGGIORE da quello che noi abbiamo richiesto.
Proprio quando diciamo: Gesù  perché non mi ascolti? Lui spesso risponde "uomini di poca fede, quanto dovrò stare ancora con voi ?"
Il nostro grande errore e voler vedere l'opera di Dio con i nostri occhi e con la nostra mente (spesso inquinata dal mondo e da satana).

Ma Dio vuole che noi guardiamo alle cose, con gli occhi dello Spirito, attraverso quel Soffio che non ci fa mai demordere soprattutto quando non capiamo e non vediamo realizzarsi le nostre richieste, l'occhio dello Spirito ci fa rimanere fiduciosi, nella piena certezza che Dio guida al
meglio la nostra vita.

Quindi preghiamo sempre incessantemente con la certezza reale che il nostro Dio non rimarrà sordo, e mentre preghiamo non dimentichiamo di ringraziare Dio per quello che ci sta concedendo già in quel'istante, ogni preghiera deve essere accompagnata da lode e ringraziamento, perché queste manifestano la nostra gratitudine e la nostra fede certa in Dio.

Allora  chiediamo con lo stesso entusiasmo dei primi cristiani , ma che quell'entusiasmo si trasformi ben presto in certezza di sperimentare la Grazia di Dio che avvolge la nostra storia, che avvolge ognuno di noi, che ci sia concesso il dono delle lacrime, il dono della gioia, che le nostre ginocchia possano per un momento piegarsi davanti al Re dei Re, che ci sia concesso il dono di Sapienza per comprendere le cose di Dio e sentirle fortemente nel cuore , affinché sia data la giusta lode a Colui che ci dona la vita .
Vieni Santo Spirito e donaci una nuova Pentecoste, che possa la nostra fede esplodere e diventare "FUOCO SULLA TERRA"!
Veni Sancte Spiritus et emitte cælitus lucis tuæ radium. Amen.
                                  
Danilo Vitelli
 

postato da: isaias alle ore 10:37 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, preghiere
venerdì, 15 giugno 2007

            Unico programma: la preghiera
 
Come è sufficiente poco sale per condire un piattone di insalata, così è sufficiente che noi cristiani diventiamo sale della terra per ridare il sapore di Cristo a questo mondo scristianizzato e disumano.
I vari personaggi e luminari della Tv, lontani anni luce dall'umiltà di Maria non devono e non possono avere la nostra attenzione e il nostro ascolto, neanche quando parlano o si improvvisano esperti in materia di fede.
Credo che dobbiamo convincerci sempre più che oggi una nuova ondata di cristianizzazione e di fede non potrà mai venire da programmi televisivi simpatizzanti dello spirito, ma dalla nostra testimonianza di vita non di cristiani falliti e frustrati, ma di cristiani che fanno ogni giorno esperienza della potenza di Dio attraverso la preghiera.
 
Il fatto che ci sia un'esigenza di parlare di certi argomenti in Tv denota un risveglio del desiderio di "divino" che c'è in ogni uomo. Anche lo spiritismo nasce come "esigenza" di una dimensione spirituale dell'uomo...
Diceva il Cardinal Biffi che quando l'uomo perde la fede, non è che non crede più in nulla, ma finisce col credere a tutto, anche alle favole. E così l'uomo senza fede crede agli oroscopi, alle creme di bellezza, alle promesse elettorali, agli extraterrestri, ai gesti scaramantici. Crede a tutto, appunto. Quindi - conclude intelligentemente il cardinal Biffi - la distinzione più adeguata tra gli uomini del nostro tempo parrebbe non tanto quella tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e "creduloni".
 
Lasciamo la televisione, lasciamo chiusa questa "finestra" che fa entrare nelle nostre case tutto l'odio anticristiano del mondo portando nei nostri cuori amarezza, mancanza di pace, delusione. Lasciamo aperta la Bibbia nelle nostre case, leggiamola aprendo il nostro cuore, e viviamo nel mondo come delle lampade accese, come quelle lampade che si trovano nei pressi dei tabernacoli nelle chiese, che indicano la presenza del Santissimo Sacramento.
Chi ci guarda deve capire che esiste un modo diverso di vivere la vita, nella gioia profonda, nella fede che sposta le montagne e che fa miracoli, nella certezza che il Signore ascolta la nostra preghiera e opera prodigi per i suoi figli.
 
Non ascoltiamo i falsi profeti della televisione, quei modelli di "uomini intelligenti" che vorrebbero insegnare a Dio il suo mestiere. Ascoltiamo la voce del nostro Pastore, care pecorelle, perché solo in lui noi possiamo pascere in pascoli erbosi! Gli altri sono tutti dei lupi rapaci, dei ladri e briganti che non si curano di noi pecorelle, anzi, ci sfruttano, ci usano e poi ci uccidono dentro il cuore.
 
Preghiamo di più, preghiamo meglio, chiediamo a Dio il dono della preghiera, perché possiamo essere uomini e donne di preghiera, impastati di preghiera, a contatto con Dio attimo per attimo, capaci di ascoltare i suoi consigli, di compiere la sua Volontà, di operare ciò che Lui si aspetta da noi, cioè che compiamo le opere di Dio!
 
Abbiamo i carismi: usiamoli! Non mettiamoli sotto terra. I carismi non sono prerogative solo dei grandi santi, ma sono a nostra disposizione, sono a disposizione di tutti quelli che credono. Gesù non ha detto: "i perfetti" compiranno le mie stesse opere, ma ha detto: "coloro che credono" potranno compiere le stesse opere che io compio!
Il mondo ha bisogno di testimoni credibili, ha bisogno di vedere in noi dei modelli di umanità, di fede, di Amore.
La preghiera e il contatto quotidiano con Dio ci aiuterà ad essere come Dio ci vuole, e ci darà la forza dello Spirito Santo, per esserGli testimoni fino alla fine.
 
Salvo Lombardo

postato da: isaias alle ore 11:53 | link | commenti
categorie: riflessioni, preghiere, mass-media
venerdì, 27 aprile 2007

La Preghiera di Gesù o Preghiera del cuore
          
La formula
La preghiera di Gesù si dice in questo modo: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me, peccatore. In origine, la si diceva senza la parola peccatore; questa è stata aggiunta più tardi alle altre parole della preghiera. Tale parola esprime la coscienza e la confessione del nostro stato di peccato
Istituita da Cristo
Dopo l'ultima cena, il Signore Gesù Cristo diede ai suoi discepoli dei comandamenti e dei precetti sublimi e definitivi; fra questi, la preghiera nel suo Nome. Egli ha presentato questo tipo di preghiera come un dono nuovo e straordinario, d'inestimabile valore. Gli apostoli conoscevano già in parte la potenza del Nome di Gesù: per suo mezzo guarivano le malattie incurabili, sottomettevano i demoni, li dominavano, li legavano e li cacciavano. E' questo Nome potente e meraviglioso che il Signore comanda di utilizzare nelle preghiere, promettendo che agirà con particolare efficacia. "Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio Nome", dice ai suoi apostoli, "la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome, io la farò" (Gv 14,13-14). "In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio Nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio Nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena" (Gv 16,23-24).
La pratica degli apostoli
Nei Vangeli, negli Atti e nelle Lettere noi vediamo la fiducia senza limiti che gli apostoli avevano nel Nome del Signore Gesù e la loro infinita venerazione nei suoi confronti. E' per suo mezzo che essi compivano i segni più straordinari. Certamente non troviamo nessun esempio che ci dica in che modo essi pregassero facendo uso del Nome del Signore, ma è certo che lo facevano. E come avrebbero potuto agire diversamente, dal momento che tale preghiera era stata loro consegnata e comandata dal Signore stesso, dal momento che questo comando era stato loro dato e confermato a due riprese? Se la Scrittura tace a questo proposito, è unicamente perché questa preghiera era di uso comune: non v'era dunque nessuna necessità di menzionarla espressamente, dato che era ben nota e che la sua pratica era generale.
Un'antica regola
Che la preghiera di Gesù sia stata largamente conosciuta e praticata risulta chiaramente da una disposizione della chiesa che raccomanda agli analfabeti di sostituire tutte le preghiere scritte con la preghiera di Gesù. L'antichità di tale disposizione non lascia spazio a dubbi. In seguito, essa fu completata per tener conto della comparsa all'interno della chiesa di nuove preghiere scritte. Basilio il Grande ha steso quella regola di preghiera per i suoi fedeli; così, certuni gliene attribuiscono la paternità. Senz'altro, però, essa non è stata né creata né istituita da lui: egli si è limitato a mettere per iscritto la tradizione orale, esattamente come ha fatto per la stesura delle preghiere della liturgia. Quelle preghiere, che esistevano a Cesarea già fin dai tempi apostolici, non erano scritte, ma si trasmettevano in forma orale, allo scopo di proteggere quel grande atto liturgico dai sacrilegi dei pagani.
I primi monaci
La regola di preghiera del monaco consiste essenzialmente nell'assiduità alla preghiera di Gesù. E' sotto questa forma che tale regola viene data, in maniera generale, a tutti i monaci. In questa regola si parla della preghiera di Gesù allo stesso modo in cui si parla della preghiera domenicale, del salmo 50 e del simbolo della fede, cioè come di cose universalmente conosciute e accettate. Quando Antonio il Grande, che visse fra il III e il IV secolo, esorta i discepoli ad esercitarsi con il più grande zelo nella preghiera di Gesù, ne parla come di qualcosa che non ha bisogno del minimo chiarimento. Le spiegazioni relative a questa preghiera apparvero più tardi, a mano a mano che se ne perdeva la conoscenza viva. Così, un insegnamento dettagliato sulla preghiera di Gesù fu dato dai Padri del XIV e XV secolo, allorché la sua pratica prese a scomparire anche fra i monaci.
Testimonianze indirette
Nei documenti dei primi secoli del cristianesimo pervenuti fino a noi, la preghiera nel Nome di Gesù non è trattata a parte, ma solo in connessione con altri temi.
Nella Vita di Ignazio Teoforo, vescovo di Antiochia, che ricevette la corona del martirio a Roma sotto l'imperatore Traiano, leggiamo quanto segue: “Mentre lo si conduceva per essere consegnato alle bestie feroci, egli aveva incessantemente il Nome di Gesù Cristo sulle labbra; allora i pagani gli chiesero per quale motivo pronunciasse continuamente quel Nome. Il santo rispose che aveva il Nome di Gesù Cristo impresso nel cuore e che non faceva altro che confessare con la bocca colui che sempre portava nel cuore." Il santo martire Ignazio fu davvero, sia nel nome che nella vita, un 'Teoforo' (nome che in greco significa 'Portatore di Dio'), perché portava sempre nel cuore il Cristo-Dio, impresso dalla meditazione continua del suo spirito. Ignazio fu discepolo del santo apostolo ed evangelista Giovanni ed ebbe nella sua infanzia il privilegio di vedere il Signore Gesù Cristo.
La chiesa primitiva
Non v'è dubbio che l'evangelista Giovanni insegnò la preghiera di Gesù a Ignazio e che questi, in quel periodo fiorente del cristianesimo, la praticava al pari di tutti gli altri cristiani. In quel tempo tutti i cristiani imparavano a praticare la preghiera di Gesù: anzitutto per la grande importanza di questa preghiera, quindi per la rarità e il costo elevato dei libri sacri ricopiati a mano e per il numero ridotto di quanti sapevano leggere e scrivere (gran parte degli apostoli erano analfabeti), infine perché questa preghiera è di facile uso.
Declino progressivo
Uno scrittore del V secolo, Esichio di Gerusalemme, si lamenta già che la pratica di questa preghiera è andata fortemente in declino fra i monaci. Col tempo, tale declino si accentuerà ulteriormente; così, i santi Padri con i loro scritti si sforzarono di incoraggiare questa pratica. L'ultimo in ordine di tempo a scrivere su questa preghiera fu il beato staretz Serafim di Sarov. Lo staretz non redasse lui stesso le Istruzioni, che apparvero sotto il suo nome, ma esse furono messe per iscritto, a partire dal suo insegnamento orale, da uno dei monaci che stavano sotto la sua direzione; esse portano chiaramente il segno di un'ispirazione divina.  Ai nostri giorni, la pratica della preghiera di Gesù è quasi abbandonata da coloro che fanno vita monastica.
Il potere del Nome
La forza spirituale della preghiera di Gesù risiede nel Nome del Dio-Uomo, il nostro Signore Gesù Cristo. Benché siano molti i passi della sacra Scrittura che proclamano la grandezza del Nome divino, tuttavia il suo significato fu spiegato con grande chiarezza dall'apostolo Pietro dinanzi al sinedrio che lo interrogava per sapere "con quale potere o in nome di chi" egli avesse procurato la guarigione a un uomo storpio fin dalla nascita. "Allora Pietro, pieno di Spirito santo, disse loro: 'Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a voi tutti e a tutto il popolo d'Israele: nel Nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati"' (At 4,7-12) Una tale testimonianza viene dallo Spirito santo: le labbra, la lingua, la voce dell'apostolo non erano che strumenti dello Spirito.
Un altro strumento dello Spirito santo, l'apostolo dei gentili, fa una dichiarazione simile. Egli dice: "Infatti, chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato" (Rm 10,13). "Gesù Cristo umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra" (Fil 2,8-10).
Hanno detto di essa i Monaci che l'hanno praticata
È preghiera pura la "preghiera dell'ardore", fitta di orazioni "veloci e veementi, pure e fervide come carboni di fuoco",  un grido potente (Eb 5,7) che sale dal profondo del cuore, congiunto all'umiltà che [procede] dalla potenza della gioia", da cui "l'uomo è umiliato nei suoi pensieri fino agli abissi" (Isacco di Ninive: Sui santi fremiti)
"Un'orazione ardente, nota a pochissimi e da pochissimi sperimentata,  ineffabile". Tale esperienza, come a noi è stata trasmessa da quei pochi che, tra gli antichissimi padri sono sopravvissuti, così pure da noi essa non viene proposta, se non a pochissimi, realmente sitibondi di accoglierla. (Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci).
 

postato da: isaias alle ore 19:14 | link | commenti
categorie: riflessioni, preghiere, santi, padri del deserto
venerdì, 30 marzo 2007

     Le battaglie del Signore: come si vincono
 
Non ti affannare per quello che puoi fare, per quello che puoi scrivere; prega silenziosamente, con fiducia umile, con umiltà fiduciosa. La preghiera porta nel combattimento il piano di guerra del generale, vi porta il rifornimento del cielo. Tu preghi e le grazie piovono, e gli angeli si attivano. La preghiera è come il bombardamento fatto dall'alto: prima di fare l'avanzata contro il male, monta in aeroplano, sali in alto nel cielo, e di là farai cadere le bombe che sconvolgono il piano di satana.
Prega con fiducia in Dio, con sicurezza: <Signore, fate finire questo male, ve ne supplico, per la vostra gloria>.
Questa frase, così semplice, salendo nel cielo diventa una nube, si carica di elettricità celeste, si curva verso la terra, vi scocca un fulmine, brucia i depositi di polvere, fa saltare le artiglierie, dissoda la terra e poi si apre in pioggia salutare.
Agisci, parla, lavora, ma subordinatamente alle altre armi. Se non si spazza il terreno, la fanteria non può procedere all'azione. Non ti affannare nel parlare, ma guarda Dio che ti dà la parola viva. Una parola del cielo vale mille discorsi un colpo di 305 vale mille colpi di fucili.
Dio va per le vie diverse delle tue. Tu parla, lavora, opera, facendo del tuo meglio per non tentare Dio, per dargli il tuo soccorso. Riposa però in Lui. Se vorresti parlare e non puoi, affida a Lui la parola taciuta. Egli la dirà nel cuore.
Se ti esce la parola arida, affidala a Lui, perché la fecondi. Se parli con fervore di vita, loda Dio che ti riempie. In generale quando rimani scontenta ed umiliata, fai più frutto, perché allora passa più Dio. Agisci con semplicità, senza turbarti mai. Se devi tacere, combatti con le altre armi. Non ti scoraggiare mai, perché, se ti scoraggi cerchi te stessa. Se vuoi riuscire, ama di non riuscire quanto vorresti tu, ma aspetta con calma i momenti di Dio.
Ci vuole pazienza, pertinacia e calma. Fà come la formica: le rovini il lavoro, il foro che essa aveva fatto? Essa lo rifà con la stessa calma. Fà come il ragno: tu gli rovini la tela? Egli la rifà nella notte, e si fa un rifugio nell'angolo del muro. Tu la rovini ancora? Il Egli va in altro posto fino a che non gli riesca di tendere il laccio alla mosca.
Tu cerchi un'anima? Fà una rete per attrarla. Questa rete devi farla non già di fili di cotone, ma sviscerandoti; devi farla con le tue pene, con le tue preghiere, con i tuoi sospiri. Se un difetto, un'insidia, un male te la distruggono, rifalla tante volte con la stessa calma. Verrà il giorno nel quale prenderai l'anima, e allora con l'apostolato esterno le suggerirai non già la morte, come fa il ragno alla mosca, ma la vita; la farai risorgere.
Abbi sempre pace, riposa in Dio, vivi di Dio, non guardare tanto agli uomini, ai mezzi umani: < Tu solo Signore!... >. Difficile il caso? Volgiti a Dio: < Tu solo puoi, o Signore! >. Ci sono ostacoli?: < Trionfa, tu solo, o Signore! >. Hai uno scappellotto e sei messa da parte? Sei riposta sotto il letto, <sotto il moggio>? Segui il Signore anche in questo... Di sotto il letto puoi assalire meglio, puoi dare un pizzico magnifico a chi non avresti potuto assalire di fronte.
 
La chiave per aprire la porta della divina carità nelle afflizioni:
 
Signore, sia fatta la tua volontà;
Confido in te;
Pensaci tu;
Mi abbandono a te...;
Per le mani di Maria Immacolata;
Non temere: con questa chiave aprirai la porta della grazia.
Gesù ti benedica e Maria ti protegga.
 
P. Dolindo Ruotolo
 

postato da: isaias alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: riflessioni, preghiere
venerdì, 02 febbraio 2007

La potenza della lode
 
Fratelli in questi tempi dove satana sta attaccando con tutta la sua forza, sta attaccando attraverso il potere, attraverso i governi, con leggi abominevoli, in questo tempo in cui satana da gli ultimi colpi di coda, cercando di mietere più vittime possibili, in questi tempi in cui satana è vestito spesso di bianco, e così riesce nel suo compito primario, e cioè: la menzogna e l’omicidi.
Fratelli in questo momento specifico, alziamo una lode potente al Signore, quella stessa lode che eleva la gloria di Dio, attraverso la lode, satana, perde le sue forze, non resiste a questo amore profondo che la creatura alza al suo Creatore.

La lode fa ricordare a satana ciò che ha perso, perchè lui era destinato a lodare Dio davanti al suo trono, prima che decadesse, perciò fratelli torturiamo satana lodando Dio incessantemente, lodiamolo con fede, con forza, con amore, lodiamolo in ogni momento, lodiamolo se siamo malati, lodiamolo se siamo separati, lodiamolo se abbiamo perso i nostri cari, lodiamolo ancor di piu' se stiamo soffrendo terribilmente, lodiamolo se siamo angosciati, depressi, se non vediamo futuro davanti a noi, lodiamo Dio fratelli per tutto questo, ringraziamolo e benediciamolo, perchè fratelli ogni cosa coopera per il bene dell'uomo che ama Dio, fratelli, ogni cosa, anche quella che non comprendiamo, ma il Signore non ci chiede di comprendere tutto, ma di credere nella potenza della FEDE, allora forza carissimi sia un canto incessante, sia un canto d'amore, sia lode e gloria al Re dei Re, alzando le braccia al suo trono cantiamo a Lui inni di gioia, affinché satana si prostri davanti alla MAESTA' DI DIO!
"Ogni ginocchio si pieghi in cielo in terra e sottoterra".
 
Danilo Vitelli

postato da: isaias alle ore 11:20 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, preghiere
mercoledì, 31 gennaio 2007

Tra i devoti della Madonna dell’Arco, c’è chi in casa recita il “Gloria” della  famiglia, “dimora” di Dio. 

Il GLORIA A DIO  fu intonato dagli angeli sopra e per una famiglia rifugiata  in un povero alloggio di emergenza, col  figlio  appena  nato deposto in una mangiatoia per animali (Lc  2,7).  Oggi la comunità dei credenti   recita il GLORIA in chiesa,  tempio sacro fatto di pietre costruito dagli uomini.  Perché non dirlo anche nel cuore della famiglia,  «chiesa domestica» costruita da Dio?  - Tra chi ama la Madonna dell’Arco e san Giuseppe, ce ne sono alcuni che, in “casa” (Mc 2, 4-5; Sal  99, 4-5) ricordando il Battesimo, lo recitano  come  Il Gloria della famiglia che è “dimora”  di Dio.  - Si tratta di un adattamento ad uso privato,  del testo liturgico. (Distogli la tua attenzione dalle cose esterne per  concentrala  tutta nel tuo cuore,  dove Dio ti attende).

 

GLORIA a Te, Dio, nell’alto dei cieli; - A Te Dio, Gloria e pace in terra agli uomini di buona volontà.  Tu sei in noi (1 Cor 6, 19-20):  - e noi siamo dimora Tua (Ef 2, 21-22);  - ascolta il grido di questa preghiera,  - che è per Te Ospite battesimale in noi: -Noi ti lodiamo: - in noi; ti benediciamo: - in noi; ti adoriamo: - in noi; ti glorifichiamo: - in noi; ti rendiamo grazie: - in noi; per la tua gloria immensa: - in noi; Signore Dio: - in noi; Re del cielo: - in noi; Dio Padre onnipotente: - in noi; Agnello di Dio: - in noi; Figlio del Padre: - in noi; tu togli i peccati del mondo: - accogli in noi la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre e vivi in noi:  - abbi pietà di noi in noi.  Perché tu solo il Santo,  tu solo il Signore,  tu solo l’Altissimo: - in noi;  con lo Spirito Santo  nella gloria di Dio Padre, Gesù Cristo sia tutto in tutti (1Cor 15,28; Col 3, 11);  e  in ogni famiglia - GLORIA  E  PACE  per Giuseppe e  Maria,  in ogni cuore.  Amen  (Rom 5,5; Ef 1,10-12; Gv 4,23;  Lc 2, 14-20).

  

Preghiera per la fedeltà battesimale

 

La SS. Trinità e la storia mia nella Chiesa: da piccolo ho sconfitto satana, e ora con Maria in conversione permanente, per essere fedele al Battesimo ‘prima Pasqua’, di nuovo io rinuncio a satana (ap. 12,17; Gn. 3,15; Mt. 4,1-11; 1Pt. 5,8).

 

Io ………………., da piccolo. Ora, giorno mese e anno ….., nella Chiesa ……………..di ……………….., presenti i padrini………………… e il sacerdote battezzante……………………………, con le rinunce battesimali, ho sconfitto satana; perché non sconfiggerlo ora da grande, aiutato da Maria? (Gal. 4,4; Col. 1,12-14; Ef. 1,3-10).

 

O Maria Mamma mia dolcissima, ferita a sangue sotto il titolo giubilare di Madonna dell’Arco, Tu sei la mia Maestra della fede. Nel mistero del ‘sì’, del sangue e della tua Maternità, Tu dalla Trinità, hai ricevuto il potere e la missione di schiacciare le potenze infernali. Difendimi dal maligno, dall’invidia e da ogni male. Sii con me e a casa mia. Quel Figlio che hai tra le braccia, ha vinto la morte ed è il Sacramento dell’incontro nostro con Dio; l’avvocato presso il Padre, il Salvatore dei perduti e l’Ospite battesimale in me.

Aiutami a metterlo al centro; così come al centro lo metti Tu, anche in questa tua immagine giubilare dell’Arco.

Tu con questo titolo da oltre cinque secoli, spieghi aperto e solenne l’affetto di Madre, la potenza e la misericordia di Regina verso gli afflitti.

Gesù dall’alto della Croce per attirate tutti a sé , affidò anche me peccatore e figlio, a Te. Pieno di fede, cos’ t’invoco: amami e proteggimi, come Madre e Regina. Solleva i miei dolori, o misericordiosa Santa Maria dell’Arco.

Gloria a Te, Gesù, Crocifisso e Risorto per me. A gloria di Dio Padre e nello Spirito Santo, ti ringrazio, ti lodo e ti adoro in me, Signore Gesù; perché sei il mio Dio, il Dio delle mia vita, che con sacrificio della croce mi hai redento e con la tua potenza divina sconfiggi satana, liberami dalle sue insidie, dal peccato, dalla malattia e da ogni altro male. Te lo chiedo per il tuo Nome e per le tue sante piaghe, te lo chiedo per il tuo prezioso sangue e per la tua croce, te lo chiedo per l’intercessione di Maria Tua e mia tenera Madre, Immacolata e Addolorata, invocata sotto il titolo giubilare di Madonna dell’Arco. Il sangue e l’acqua che scaturiscono dal tuo costato, uniti al sangue che sgorgò dalla sua guancia di Madre ferita, scendano su di me per purificarmi, liberarmi e guarirmi. Signore Gsù, io, in Maria, con Maria e per Maria, voglio amare e fare ciò che comandi per ottenere ciò che Tu risorto e ospite in me, prometti. Amen.

 

P. Giacinto Cataldo


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