HALLOWEEN, ossia zucche vuote in festa
Cattolici ingenui o stupidi? Celebrano halloween festa pagana al posto di tutti i santi festa cristiana, come celebrano babbo natale protestante al posto del Natale del Signore Gesù!
Pochi anni fa era una strana festa americana che entrava nelle nostre case solo attraverso lo schermo televisivo. Ora Halloween è sbarcata da noi e le zucche vuote, con tanto di occhi, bocca e naso, si mescolano nella vigilia di Tutti i Santi ai mazzi e ai vasi di crisantemi. La visita così al cimitero del 1° novembre viene così anticipata durante la notte da feste mascherate e a scuola Halloween unisce, quando invece qualcuno vorrebbe abolire il Natale “fonte di discriminazioni religiose”.
La curia di una città del nord-Italia, in proposito, ha chiesto ai parroci di non concedere spazi degli oratori per lo svolgimento di queste feste. Altre curie, sempre del nord-Italia, sono meno intransigenti. «Sono occasioni per i ragazzi di stare insieme», dicono alcuni sacerdoti impegnati con i giovani. Anche se condividono l’invito a spendere le migliori energie per valorizzare la ricorrenza di Tutti i Santi: una ricorrenza che non viene da oltreoceano, ma che ha radici più lontane e profonde nella tradizione della Chiesa; ed illumina il mistero della morte e quindi della vita. Richiama all’impegno di testimonianza del Vangelo che è di tutti i cristiani, “santi” come si chiamavano già nell’antichità.
È uscita una pubblicazione, a carattere ironico e provocatorio, “La faccia nascosta di Halloween” (ed. Elledici), significativamente sottotitolata “come la festa della zucca ha sconfitto Tutti i Santi”! Ne ricaviamo alcune considerazioni.
La prima considerazione che viene spontanea è che nell’attuale risvegliarsi, in Europa, di una cultura caparbiamente laicista, che rifiuta, forzando perfino la storia, di riconoscere le sue origini cristiane, non meraviglia il fatto che una festa di arcane origini paganeggianti, miratamente trasformata in occasione consumistica e di vago sapore carnevalesco, abbia ormai sopraffatto l’originaria festa cristiana.
Vi è, per la verità, un esempio ancora più emblematico di tale processo di sovrapposizione tra mondo secolare-paganeggiante e cristiano: il Natale, che, preso a sua volta in prestito (come data) dalla precedente festa pagana del dio sole e divenuto il “dies natalis” di Gesù per secoli, è ora ormai insidiato, soprattutto in ambito anglosassone e nordico, dalle renne di babbo natale e dagli alberi colorati, con annesso tutto l’indotto commerciale e consumistico che ha, tra l’altro, relegato il francescano presepe, originariamente veicolo religioso di meditazione sul mistero dell’Incarnazione, in rassegne artistiche dedicate dal vago sapore naturalistico e spesso più attente a rendere l’effetto meccanico di mulini e cascate piuttosto che a manifestare la nascita del Salvatore!
Ma tornando alla festa in oggetto, ciò che invece insospettisce è innanzitutto la pressoché totale indolenza e passività con cui la maggioranza della gente ha in pochi anni (l’inizio risale al 1995), dapprima timidamente tollerato, poi sempre più accettato tale sorpasso festaiolo, secondo la logica del “in fondo che male c’è”!
Giornalisti e sociologi, per la verità, hanno pure tentato interpretazioni, almeno negli intenti, più filosofiche, affermando, per esempio, che “le cucurbitacee (la famiglia delle zucche) si adeguano perfettamente ai valori emergenti” (sic), o ancora che “Halloween è una nuova educazione alla vita e alla morte” (editoriale di “Le Monde” del 1° novembre 2000), articolo nel quale l’autore interpreta la grande diffusione della festa e della relativa ostilità dei cristiani come una rottura del monopolio religioso - e cristiano in particolare - sui riti e sulla simbologia della società nella società occidentale; c’è anche chi, infine, arriva a considerare la cultura indoeuropea, celtica e pagana come la vera originaria cultura rispetto a quella giudaico-cristiana, che ne avrebbe soffocato lo sviluppo (J. Marcare).
Ma donde viene in realtà Halloween?
Diciamo subito che il nome è già una sorta di mal celato acronimo inglese di “Ognissanti”; si tratta poi di una arcaica - e in parte mitizzata - tradizione celtica (ossia risalente alla popolazione pagana stanziatasi nelle isole britanniche nel I millennio a.C.), veicolata successivamente da tradizioni irlandesi e americane. Tale popolazione univa il passaggio alla nuova stagione agricola con l’inizio del nuovo anno, fissato al 1° di novembre; giorno in cui si celebrava la festa religiosa-popolare del dio Samhain, divinità che nella notte tra il 31 di ottobre e il 1° di novembre consentiva il passaggio di spiriti malefici dal mondo dei morti a quello dei vivi. In tale occasione gli antichi druidi (si chiamavano così i sacerdoti celti dei Celti), travestiti con teste di animali, compivano gesti propiziatori in cambio di offerte che, se rifiutate, ricambiavano con puntuali maledizioni! Per scacciare i medesimi spiriti, pare che fuori delle case venissero appese zucche e lampade.
Chi pensasse, però, che si tratti di una delle tante rivalutazioni tradizional-folcloristiche di culture arcaiche minoritarie, verrà subito smentito dall’apprendere che, in realtà, fu il frutto di una autentica operazione consumistico-commerciale su scala mondiale operata da una società (Cesar) nel 1992. Essa individuò il periodo “a metà strada tra l’inizio dell’anno scolastico e Natale” e lanciò la festa con maschere (di cui era produttrice), teschi e costumi da strega; successivamente, grazie ad una mirata pubblicità mass-mediatica e all’apporto di grosse multinazionali dello svago (da Disney a McDonalds), raggiunse la diffusione che conosciamo.
Il paradosso di Halloween e delle sue bizzarrìe è, quindi, di essere nel contempo iper-moderna (nel modo di presentarsi) ed iper-arcaica (nelle idee), e rappresentare il massimo di credulità in un mondo - per dirla con Chesterton - che ha smesso di credere in Dio.
Nell’attuale cultura, in stile tipicamente new-age e rigorosamente a-confessionale, dove impera la logica della festa per la festa, a prescindere dei contenuti da celebrare, si spiega il facile e veloce successo della penetrazione sociale di Halloween, emblema e icona del vuoto, delle zucche ma specialmente delle teste che in esse si perdono.
Perfino l’apparentemente innocuo gioco infantile del “dolcetto o scherzetto”, ad un’analisi più approfondita, non è che la rappresentazione dei ruoli invertiti bambini-adulti, dove questi ultimi sono ricattati a dare dolcetti ai primi per cautelarsi contro la maledizione, sia pur scherzosa: e qui sta la differenza tra lo scambio gratificante e il dono estorto.
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, poi, mentre la tendenza imperante, dai programmi ai testi adottati, è quella di evitare o ridurre al minimo ogni accenno a riferimenti religiosi - e in particolare cristiani - assistiamo, per occasioni come Halloween (proprio per la sua malcelata paura di gioiosa e giocosa neutralità) ad una vera e propria adozione laica universalmente accettata, con tanto di lezioni di cultura anglosassone (?) e similia. A tale filone culturale sono da ascrivere i successi, tra gli adolescenti, di alcune serie televisive americane (Buffy, Streghe).
In definitiva, quindi, la differenza tra Halloween e Ognissanti è sostanziale, sia come contenuto - per la prima pressoché inesistente - sia come rappresentazione temporale: per la prima, infatti, il tempo è ciclico e costituito da stagioni che ritornano, mentre per la seconda, il tempo cristiano è lineare e caratterizzato dalla tensione tra nascita e ritorno glorioso di Cristo, sia pur nella ciclicità liturgica.
Antonio Fasol
(Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa)